Quando in una famiglia è già presente un caso di cardiomiopatia, cardiopatia ischemica precoce, fibrillazione atriale, aritmie ventricolari, cardiopatie congenite, valvulopatie, malattie dei grossi vasi (come gli aneurismi dell’aorta) o un episodio di morte improvvisa, i familiari di primo grado hanno un rischio più elevato rispetto alla popolazione generale di sviluppare la stessa condizione, anche in assenza di sintomi.
Per questo motivo è consigliabile che i familiari di primo grado (genitori, fratelli, figli) di un paziente con una di queste diagnosi si sottopongano a una valutazione specialistica, con approfondimenti mirati quando clinicamente indicato.
Lo screening permette, sperabilmente, di escludere la presenza della malattia, con beneficio in termini di tranquillità per il paziente e la famiglia, di stratificare il rischio di sviluppo della stessa oppure di intercettarla precocemente, prima ancora della comparsa dei sintomi. In quest’ultimo caso, poter iniziare da subito un percorso di cura e sorveglianza mirato può cambiare in modo sostanziale la storia clinica della malattia, riducendo il rischio di complicanze ed eventi avversi.
Se in famiglia è presente una di queste condizioni, parlarne con il proprio cardiologo è il primo passo per valutare insieme la necessità e i tempi di uno screening.
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